Color Junkies, Blues Hosmone, The Rain Song, Sonny Landreth, Buddy Guy, G3 featuring Joe Satriani, Steve Vai, Robert Fripp, Blues Epicentro, Alex Whatanna And Big Fat Balls, Kozmic Blues, B. Waps, Joe Galullo And The Blues Messengers, Tolo Marton, Alvin Lee, Nine Below Zero, John Mayall And The Bluesbreakers, Steve Winwood, Karma's Blame, Black Jack, Triplo Rumore, Delta Blues Band, Floating State, La Soluzione, Richard Johnston, Jono Manson, Max Panconi, Salvador Santana Band, Santana. Presenta: Rick Hutton.

Il festival blues di Pistoia festeggia il quarto di secolo, data che la pone tra le manifestazioni "storiche" italiane, con un'edizione che registra un'eccezionale affluenza di pubblico come non si registrava da circa un lustro, ma attirandosi anche qualche critica da quella frangia di pubblico che rappresenta la parte più legata alla tradizione della musica del diavolo; critiche dovute principalmente alla serata di apertura che vedeva headliner i G3 dei virtuosi Vai e Satriani. Serata che però registrerà invero un pubblico eterogeneo, lontano magari dai gusti blues ma che avrà l'opportunità di avvicinarsi a questa musica grazie ad uno stupefacente set del veterano Buddy Guy che precederà proprio i G£ e che lascerà la piazza sbalordita per l'intensità della sua performance. Tutto questo a dimostrazione che l'interagire fra i vari generi non può che far bene al blues se questo porta ad apprezzarlo anche da pubblici diversi.

Purtroppo viene a mancare l'alternativa del concerto alla Fortezza di Otis Rush colto da ictus poche ore prima. In piazza ad aprire la tagliente slide di Sonny Landreth. Anche il sabato perde pochi minuti prima dell'inizio uno dei nomi più prestigiosi, Gary Moore. La serata non ne risente affatto e riportas ai fasti della British Invasion, col caldo rock-blues dei Nine Below Zero, un ottimo Alvin Lee, un John Mayall in grande spolvero e la sontuosa chiusura di Steve Winwood, capace di ricreare una magica atmosfera molto Seventies, sull'onda dei fasti del suo bellissimo disco "About Time".

Il festival si congeda dopo aver visto sul palco il singolare polistrumentista Richard Johnston ed un breve ma molto apprezzato set di Jono Manson, con il fiume di note della performance entusiasmante di Santana.